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29.8.11

Casa del Fascio_ Como, piazza Del Popolo 4

Trueisgood è osservazione. Noi non siamo teorici dell'architettura, né tantomeno abbiamo intenzione di millantare competenze specifiche. Ci limitiamo ad osservare. Quello che riportiamo su queste pagine è un resoconto emozionale. Chi legge ha la libertà di approfondire, utilizzando canali più autorevoli, di dissentire o di ignorare completamente. Oggi vi consigliamo di attestarvi sulla prima ipotesi.

Manifesto del razionalismo italiano, la (ex) Casa del Fascio si trova nel centro storico di Como, parallela al duomo, separata da questo dalla linea della
ferrovia. E' un parallelepipedo di calcestruzzo armato interamente rivestito di marmo botticino, progettato da Giuseppe Terragni a partire dal 1932; le facciate sono tutte differenti, ma il fronte sulla piazza merita una menzione speciale. Ragionato su due livelli sovrapposti, propone infatti due logiche distinte ma intimamente connesse; lo si può intuire osservando i due schizzi proposti a lato.


disegno 1
Il disegno 1 presenta il livello più esterno, configurato da un sistema cartesiano di pilastri e dal conseguente 'casellario' ideale che questo genera. Si tratta di un impaginato omogeneo, lineare, rafforzativo della logica del livello inferiore, dove si collocano le aperture. Qui, il discorso perde la sua uniformità per delinearsi in differenti variazioni, tutte ugualmente bilanciate tra loro: A, B, C, i pieni (inquadrano gli ingressi vetrati), sposano ritmicamente a, b, c, aperture sul vuoto; tra di loro, si snodano gli schemi D, disposti su due file e conclusi dalla seconda colonna a partire da sinistra. Il tutto è incernierato dalle configurazioni E sul margine più esterno (il disegno 2 esemplifica la logica del livello inferiore).

disegno 2
La perfetta geometria e il suo equilibrio nella disposizione è visibile anche sugli altri tre lati, in maniera forse meno rigorosa, ma ugualmente ragionata. Quello che rimane tuttavia, è un senso generale di unitarietà, compattezza, eccellenza progettuale ed esecutiva; la funzionalità dell'edificio (lineare anche nei sistemi distributivi e spaziali) è coniugata infatti ad una qualità elevatissima del dettaglio: il taglio della pietra, i tre gradini di accesso (che marcano il carattere monumentale dell'edificio, semmai ce ne fosse stato bisogno), la stupefacente complessità tecnologica dei serramenti (il loro sistema di chiusura e di oscuramento, ottenuto per mezzo di serrande il cui alloggiamento è così ben dissimulato). La splendida composizione e la grande perizia tecnico-funzionale non bastano tuttavia a spiegare l'importanza che la Casa del Fascio ha rivestito nell'evoluzione della sensibilità architettonica contemporanea; se si fosse distinta 'solo' per questi aspetti, a mio avviso, sarebbe rimasta confinata nell'ambito degli esempi notevoli, luogo destinato a quelle opere che, pur nella loro completezza, mancano di quel 'qualcosa' che permetterebbe loro di diventare un riferimento per le generazioni del futuro.

La Casa del Fascio quel 'qualcosa' lo possiede. L'equilibrio e la semplicità sono infatti sostenuti da due elementi secondo me fondamentali: il grande spiazzo antistante e la porzione libera sul lato destro della facciata principale. Entrambi hanno il compito vitale di sostenere il rigore dell'insieme e lo svolgono utilizzando un linguaggio non-oggettivo, il vuoto come superficie polisemantica. Lo spazio libero sul fronte era stato originariamente pensato per ospitare una gigantesca composizione scultorea in bronzo; personalmente, sono felice che nulla sia mai stato collocato in quel punto: la Casa del Fascio non significherebbe per me così tanto se quello spazio fosse stato alterato. La piazza e il vuoto in facciata sono luoghi deputati a chi quell'architettura la vive; davanti al duomo di Como (davanti ad ogni cattedrale oserei dire) esiste uno spazio libero in cui si proietta la civiltà che ha edificato quell'edificio, e che da quell'edificio trova legittimazione per ogni attività svolta intorno. La Casa del Fascio non è una cattedrale, ma il fascismo che l'ha costruita avrebbe voluto che lo diventasse: quello doveva essere il punto focale della rinnovata società in camicia nera, società che aveva rotto con il passato, che contava gli anni a partire dalla propria fondazione, che professava un culto differente.


Il fascismo è stato spazzato via, ma la Casa del Fascio è rimasta. Oggi i suoi locali ospitano il comando generale della guardia di finanza di Como, ma nulla è cambiato. Quella piazza, quel vuoto, quei ritmi sono ancora straordinariamente carichi di tensione; non ci si può stupire della sua attualità, dato che si basa su meccanismi universali. Terragni non ha creato un edificio a misura di regime, ma a misura di uomo. La Casa del Fascio vive e continua a legittimare la società che le sta intorno; una società che è oggi consapevole della sua storia e della sua irrequietezza. La Casa del Fascio è testimone a pieno titolo della civiltà contemporanea.

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